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Nightsun di BlackIceCrystal


Capitolo 1 : The life in a new city {La vita in una nuova città}


Cain POV

Stavo andando con mia madre verso la scuola dove avrei dovuto frequentare le lezioni fino al diploma. C'eravamo trasferiti dal centro ad una piccola periferia di Belmont: Jahweh, perché la mamma è diventata capo della sezione scientifica di questa piccola città.
Il cancello della scuola era aperto e c’erano già diversi alunni che entravano o rimanevano lì davanti a chiacchierare. Parcheggiammo ed entrammo per dirigerci in segreteria, dove già eravamo stati qualche giorno prima per fare l’iscrizione.
La segretaria ci vide e riconobbe subito: ovvio! Come poter dimenticare una bellezza ultraterrena? Gli esseri umani erano irrimediabilmente attratti da noi.
Cercò di ricomporsi come meglio poteva e mi diede il mio orario con un altro foglio.
<< A volte dovrete cambiare aule, quindi se vuoi questa è la mappa della scuola >>
Non mi serviva quella mappa, perché sapevo orientarmi benissimo, ma dato che dovevo fingere non avevo altra scelta.
<< Grazie >>
<< La prima ora inizia alle 8:30, per favore rispetta l’orario. Ah dimenticavo! Forse anche questo potrebbe esserti utile. >>
Un altro foglio: il regolamento della scuola... Ma a che mi serviva? Tanto sono tutti uguali in tutte le scuole.
<< Grazie mille >>
Io uscii dalla segreteria e mi diressi verso l’aula della prima ora di lezione, mentre mia madre continuava a compilare e firmare dei moduli. Salii le scale, le luci del secondo piano erano ancora spente, ed entrai nell’aula credendo di essere arrivato per primo, le luci erano spente anche nell’aula.
Una ragazza era seduta al primo banco con un libro davanti ma il suo sguardo era rivolto fuori dalla finestra. Probabilmente era soprappensiero perché non si voltò minimamente per vedere chi era appena arrivato in classe ed aveva acceso la luce.
Anch’io mi sedetti al primo banco, ma della fila opposta perché non sapevo ancora se gli altri posti erano occupati e aspettai che anche gli altri studenti arrivassero.
Le prime ad arrivare furono due ragazze, che si fondarono subito addosso a me per caricarmi di domande.
<< Perché non ci hanno avvertite che avremmo avuto un nuovo compagno? >> mi chiese quella bionda che si chiamava Cloe.
<< Mi sono iscritto ieri pomeriggio, probabilmente non ne hanno avuto il tempo >>
<< Da dove ti sei trasferito? E poi perché proprio a metà dell’ anno scolastico? >> stavolta fu la ragazza mora, Roxane, a chiedermelo.
<< Dal centro >>
<< Cosaaaaaa? E perché dal centro a Jahweh?? Siete impazziti? >>
<< Mia madre si doveva trasferire per il lavoro e così l’ho dovuta seguire >>
A poco a poco la classe si riempì e di nuovo le stesse domande a cui dare le stesse risposte. Ogni tanto guardavo al primo banco della fila opposta per vedere la ragazza di prima: sembrava fosse un fantasma, chiunque era entrato in classe l’aveva totalmente ignorata ed in più il banco di fianco al suo era vuoto.
Suonò la campanella ed arrivò la professoressa di algebra. Di sicuro in quella materia era più avanti di tutti e non avrei avuto problemi.
<< Tu devi essere Cain Evans, giusto? Mi hanno avvertito stamattina del tuo arrivo >>
<< Esatto >>
<< Se non hai i libri potresti... >> Non ebbe il tempo di finire la frase che già Roxane la interruppe << Potrei mettermi io vicino a lui!! >>
<< Ecco veramente io volevo... >> Neanche stavolta la mora la fece finire che già si era seduta di fianco a me e la prof sospirò esasperata e ormai arresa.
Quel giorno riconsegnò le verifiche che avevano fatto giorni prima, Roxane guardò il suo voto ed arrossì parecchio, probabilmente perché non voleva fare brutte figure davanti il sottoscritto. Guardai la ragazza del primo banco, aveva dato un occhiata veloce al compito e poi l’aveva scostato non ascoltando minimamente la spiegazione della prof degli esercizi del compito. In verità neanche io ascoltai perché era un programma che già avevo fatto più volte ma feci comunque finta di ascoltare.
<< Prof ma io non ho capito! >> Interruppe Roxane per l’ennesima volta la spiegazione.
<< E ti pareva >> Fu un bisbiglio quasi impercettibile, che probabilmente avevo sentito solo io, proveniva dal primo banco dell’altra fila.
* Bhè... almeno non è muta, iniziavo a preoccuparmi *
Quando la ragazza riconsegnò il suo compito sbirciai un po’ per vedere che voto aveva preso: 10 e neanche un errore segnato, adesso capisco perché non aveva rivolto la minima attenzione alla spiegazione della prof fino alla fine dell’ora.

Le lezioni continuarono e dovemmo cambiare classe molte volte, molti litigavano per i posti in fondo mentre le ragazze litigavano per sedersi accanto a me.

L’unica a cui non importava nulla di me era sempre la stessa, un po’ mi diede fastidio perché non capivo come mai “il mio fascino da vampiro” non contagiava pure lei: dovunque ero andato anche le ragazze più timide erano diventate delle iene, quindi esclusi questa opzione, di più quella ragazza sembrava apatica a tutto ciò che la circondava.
Mi chiesi perché mi incuriosisse tanto e perché mi desse tanto fastidio il fatto che sembrava non accorgersi di me. Che diavolo me ne importava? Infondo era un’umana come tutte le altre... tranne la sua esclusione da tutto il resto...

Arrivò l’ora di pranzo e ci dirigemmo a mensa, come al solito le ragazze della mia classe non fecero altro che seguirmi come leccapiedi, sedersi al mio stesso tavolo e lottare per avere un posto.
Controllai tutta la stanza per vedere quella stessa ragazza di cui, mi accorsi, non sapevo neanche io nome. Durante l’appello neanche i prof l’avevano fatto. E come al solito era seduta in un tavolo a mangiare da sola e a guardare fuori.



Tornai a casa a piedi, e naturalmente senza farmi notare perché correvo troppo velocemente per un comune essere umano. Già da fuori sentii che c’erano due persone in più in casa ma immaginavo già chi fossero.
Non ebbi il tempo di entrare in casa che lei mi assalì.
<< Ciao fratellinoooooooooooooooooooo!! Come va? >>
<< Tutto ok, grazie! Ma se ti staccheresti da me andrebbe un po’ meglio >>
<< Uff! Ma che antipatico!! Non sono neanche pesante! >>
<< Ehi ciao!! >> stavolta era una voce maschile che ovviamente sapevo a chi appartenesse. Era il ragazzo di mia sorella Faith, nonché il mio migliore amico da... sempre!
Lo salutai come al solito e ci dirigemmo in salone a parlare mentre Faith andava in cucina.
<< Preparo qualcosa da mangiare, voi volete? >>
<< Mh... si... basta che non ci avveleni >> Rispondemmo in coro io e Vlad.
<< Sempre i soliti!! Come se noi potessimo morire per un po’ di veleno... >>

<< Come mai qui? >> Gli chiesi
<< Ci abitiamo ovvio!! >>
<< E da quando? >>
<< Da ora! Siamo arrivati solo poche ore fa... Mi dispiace amico ma ci dovrai sopportare qui... e anche a scuola. Praticamente non avrei un minuto di pace >>
Ridemmo e continuammo il discorso finché Faith non chi chiamò per andare a mangiare.
Che sciocchezza quella dei vampiri che non possono mangiare il cibo umano! Possiamo tranquillamente farlo anche se è totalmente inutile perchè Primo: non ci serve di certo mangiarlo perché non ci “nutre” e Secondo: Il veleno che ci scorre nelle vene elimina il cibo appena arriva nello stomaco.

<< Quindi frequenterete la mia scuola?? >>
<< Si... anche se frequenteremo l’ultimo anno. Non sembriamo per niente 17enni, già ci abbiamo provato in un’altra città ma pensavano che avevamo carte d’identità false >> Mi rispose mia sorella.
<< E ci credo >>
<< Allora, hai provato a leggere la mente di qualche adolescente? >> Ed ecco che il mio migliore amico non perdeva l’occasione di sfottere.
<< No... non mi andava, tanto so già cosa pensano >>
<< Sempre il solito noioso!! Vorrà dire che domani ci penserò io a divertirmi >>
Un ruggito feroce arrivò in meno di un secondo da parte di mia sorella.
<< Ehi!! Non dicevo in quel senso! Non ti preoccupare non ho intenzione di tradirti! >>
Cercai di trattenere la risate ma non ci riuscii e così scappai via per non farmi mettere in mezzo in quel litigio o forse solo per non assistere alle loro solite scene troppo romantiche per i miei gusti.
<< Non distruggete casa mi raccomando!! >>
Mi allontanai un po’ da casa ed esplorai il paesaggio che ci circondava: abitavamo in campagna, un po’ lontano dalle altre abitazioni per non farci sentire. Appena avrebbero visto un muro crollato sarebbero sicuramente corsi in tanti a vedere che non ci eravamo fatti un graffio o che era stato proprio uno di noi a farlo crollare. Perché succedeva spesso quando ci arrabbiavamo, ed ora che c’erano anche Vlad e Faith quella casa non avrebbe resistito per molto tempo...
Invidiamo un po’ quei due ma ero anche felice per loro: avevano trovato la persona con cui avrebbero condiviso l’eternità mentre io ero da solo.

Passai tutto il giorno ad osservare il cielo e le nuvole che si muovevano lentamente e ripensai alla mia compagna di classe: ero curioso di sapere cosa pensasse quando osservava quel cielo e non prestava attenzione a nient’altro. Ma perché ero tanto curioso? Non riuscivo a darmi una risposta.
Per fortuna a riportarmi con i piedi per terra fu il mio amico.
<< Noi andiamo... domani non vorrei azzannare qualcuno per la sete. Vieni con noi? Non mi sembra che oggi tu abbia già bevuto. >>
<< Giusto... non vorrei combinare casini... anche se a quelle oche servirebbe un po’ di spavento >>
Vlad e Faith risero e iniziammo a correre verso le nostre vittime.

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